
|
 |
|
|
Inizio del culto a Sant'Antonio |
Sant’Antonio dunque entrò a pigliare il suo bravo posto nella vita degli Istituti: nell’Oratorio della casa e nelle pratiche di pietà. Padre Annibale si compiaceva di ricordare l’inizio molto modesto di quel culto ad Avignone. Dinanzi ad una semplice oleografia del Santo – figura centrale contornata da vari quadretti, rappresentanti i più celebri miracoli del Taumaturgo, secondo la scuola fiamminga – addossata alla parete, con una mensoletta sulla quale poggiavano due candele accese, i ragazzi levavano le loro preghiere al Santo perché si degnasse di accordare grazie ai suoi devoti. Si continuò così per vari anni. A volte veniva gente da lontano «per vedere il miracoloso Sant’Antonio di Messina!»; entravano nell’oratorio e non so se la devozione o la delusione avevano il sopravvento dinanzi a quell’apparato tanto meschino. Sta il fatto però che Sant’Antonio moltiplicava le sue grazie e tanti cuori venivano consolati. |
Si cominciò però anche un culto fuori dell’Istituto, per iniziativa di Andrea Pistorìno, di professione pittore, uomo di profonda pietà, il quale si era unito al Padre per vivere con lui vita spirituale. Il Padre gli aveva affidato l’ufficio di economo nella Comunità, come pure di distributore ed esattore delle cassette di elemosine messe in vari negozi a favore degli orfanelli.
Quando si iniziò la devozione del pane di Sant’Antonio il Pistorìno suggerì al Padre di coltivarla nella grande basilica dell’Annunziata. Questa chiesa era officiata dai Padri Teatìni, edificata su disegno di Guarino Guarini: |
|
«Benché ricca di colonne, di fregi e di ornati assai rozzi e pesanti, è una delle migliori chiese della città, spaziosa e ricca di luce[...].
L’altare di Sant’Antonio di Padova, primo in sulla destra, decorato dallo stesso Guarino, è prova del barocco che allora dominava». La chiesa è stata abbattuta dal terremoto del 28 dicembre 1908. La cappella del Santo era però deserta, anzi vi si ammucchiavano le sedie che si tenevano a disposizione dei fedeli. D’accordo col Padre, il Pistorìno offrì la sua opera al Rettore della chiesa per ridestarvi il culto e si stabilì che tutti i martedì dell’anno gli orfanelli vi andassero a fare ossequio di preghiere e cantici al Santo durante la Santa Messa, come si usava allora, e si celebrasse con solennità la festa del celeste Taumaturgo. |
| |
|
I fedeli corrisposero alla bella devozione, e, per lo zelo di don Andrea, valenti oratori venivano chiamati a dare maggior lustro alla festa del Santo. L’anno 1898 il panegirico lo tenne il Padre Anniable, il quale lo impostò sul testo di San Matteo (22, 37-39): Diliges Dominum tuum ex toto corde tuo. Diliges proximum tuum sicut teipsum. Parlando nel secondo punto dell’amore del prossimo di Sant’Antonio, egli nella fede lo vede redivivo nel mondo per soccorrere tutte le umane miserie. |
Sebbene non ci fosse per allora un centro di culto al gran Santo nelle nostre Chiese, pure dopo la conoscenza che ebbe il Servo di Dio del “Pane di S. Antonio”, a mezzo delle stampe, delle cassette, e anche per la devozione stabilitasi nella Chiesa dell'Annunziata, i soccorsi agli orfanelli e ai poveri del Canonico Di Francia aumentavano. Onde il nostro Padre si sentiva ispirato a prendere S. Antonio come Protettore speciale dei suoi Orfanotrofi. Era questa la volontà divina: S. Antonio di Padova doveva assumere la protezione singolarissima delle Opere del P. Di Francia. |
ll 13 Giugno del 1901 il Servo di Dio fece proclamare dalle Comunità il glorioso Santo “quale Benefattore Insigne” degli Istituti della Rogazione Evangelica del Cuore di Gesù e annessi Orfanotrofi e poverelli. E gli presentò una supplica perché tale continuasse a dimostrarsi per l'avvenire. Riconosce il Padre che ormai è tempo che si stabilisca un centro di culto nelle proprie Chiese, data anche la diffusione che prende l’opuscolo delle grazie, che apparso prima col titolo di “Pane dei Poveri”, |
 |
venne in appresso chiamato con quello specioso di “Segreto Miracoloso”, quasi a dimostrare che si era scoperto il segreto per avere grazie dal Signore, ch'è il ricorso al Santo dei miracoli. Si cominciò la propaganda nelle chiese per le varie diocesi della Sicilia, con le cassette del Pane di S. Antonio per gli orfanelli del Can. A. M. Di Francia, con quadro esplicativo, che illustrava lo scopo dell'istituto e la natura della devozione, che deve servire al rinnovamento dei costumi e al rifiorimento della vita cristiana, e non limitarsi al conseguimento di un favore materiale da parte del Santo. |
|

|
« Il fine di chi aspetta grazie da S. Antonio di Padova - scriveva il Servo di Dio - dev'essere il vero bene spirituale di sé e dei suoi, in ordine alla vita eterna, altrimenti ogni devozione degenera in superstizione ». E ancora: « Il tutto deve intendersi in senso cattolico e non nel senso superstizioso e simoniaco. Cioè, le grazie del Santo non si comprano col danaro ma si ottengono con la fede e con la carità: la fede pura e retta in Dio e nei suoi Santi, e la carità del soccorso agli orfanelli ed ai poverelli per amore di Gesù e del suo S. Antonio ». Seguì Il segreto miracoloso, un opuscoletto le cui edizioni si andarono moltiplicando ogni anno, e nel 1908 ebbe vita il Dio e il Prossimo, periodico mensile, che in una veste abbastanza modesta, con una tiratura che in brevi anni andò a superare le 700.000 copie, diffondeva il nome del P. Di Francia e dei suoi Istituti nei cinque continenti. Il Dio e il Prossimo, organo degli orfanotrofi Antoniani, durò fino al 1942; dopo la guerra, ogni orfanotrofio ha creato la propria edizione de L'Araldo di S. Antonio. |
|
|
 |
 |
|
|

|
|
|

|
|
|