Magnifica humanitas: il potere può disumanizzare

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«Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa»

(Papa Francesco, Laudato sì)

Potere e libertà, libero arbitrio e consapevolezza.
Sono queste le condizioni d’animo che si alternano in una battaglia diseguale nella famiglia umana.

“Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c’è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato.”

Dio ha dato il libero arbitrio all’Umanità, ma senza la consapevolezza della consequenzialità, quante delle azioni compiute fanno il bene e portano la libertà?
Essere liberi significa non essere al servizio del male che dimora nella torre di Babele (Gen 11,1-9), ma scegliere la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6).
Quanti di noi oggi decidono di restare sulla torre di Babele «la cui cima tocchi il cielo», pensando che la vicinanza al cielo e il guardare dall’alto vero il basso significano “farsi un nome” nel controllare gli altri e assicurare sé stessi con presunzione, potere, diffidenza e indifferenza.

Quella pianura di Sennaar dove fu costruita la torre di Babele è oggi l’intero pianeta Terra suddiviso in microcelle elettroniche, digitali e facilmente manipolabili da una tecnologia che divide e aumenta gli scarti umani, non a servizio dell’umanità ma del profitto di quei pochi che scelgono di stare in cima alla torre, orfani della mano di Dio.
La desertificazione industriale va di pari passo a quella demografica, lasciando il passo ad una intelligenza artificiale programmata per massificare il pensiero umano e impoverire l’affettività in seno ad una famiglia disumanizzata.
Basterebbe che ciascuno s’ispirasse a Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse.

Ricevuta la notizia del disastro di Gerusalemme, Neemia disdegna l’isolamento e il potere personalistico e chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme, dove non impone né comanda, ma convoca sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani, affidando loro un pezzo di muro da ricostruire per una città nuova di Gerusalemme in condivisione e in fratellanza sulla “via di Neemia”, non idolatrando il profitto dall’alto di
una torre che ignora e non ascolta, che rimane asservita agli algoritmi escludenti.

Il cielo è in terra quando si riconosce Dio nell’altro e non quando si guarda dall’alto in basso, dalla torre del potere oggi dissimulato anche dall’innovazione tecnologica.
L’intelligenza artificiale è utile quando serve il bene che cura la persona e custodisce la natura, non quando si sostituisce all’uomo per lanciare un drone in guerra.

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