Primo Gennaio, LV Giornata mondiale della Pace 2022

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21/12/2021

Primo Gennaio, LV Giornata mondiale della Pace 2022

Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro

Sono tre le vie da percorrere per alzare i ponti della pace e non le mura dell’indifferenza.

Nel Messaggio sulla Giornata della Pace 2022, Papa Francesco indica tre percorsi alle generazioni che abitano il presente.

Da qui il titolo del messaggio di Francesco: Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro:
strumenti per edificare una pace duratura
.

No alla cultura dello scarto, sì alla cultura del dialogo fra le generazioni, costruttive di ponti educativi e lavoro fautore della dignità personale.

«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).

Con queste parole esordisce Papa Francesco, le stesse parole espresse dal profeta Isaia per un popolo curvato dall’esilio e privato della dignità.

Il profeta Baruc vi replicava:

«Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11).

Papa Francesco invita le generazioni dell’era liquida, multimediale, manipolata dall’immagine e dal risultato ad ogni costo ad inoltrarsi sul cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato col nuovo nome di sviluppo integrale nella Lett. enc. Populorum progressio del 26 marzo 1967.

Sottolinea Papa Francesco:

“[…] Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti […].

Bisogna passare dall’individualismo imperniato sull’io al noi come fonte della solidarietà, dell’architettura e artigianato della pace.

Ecco i tre percorsi sollecitati da Papa Francesco per la costruzione di una pace duratura.

«Anzitutto, il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo.

Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana.

Si tratta di tre elementi imprescindibili per «dare vita ad un patto sociale».

Non c’è solitudine e non c’è egoismo che possano colmarsi con il dialogo, facendo tacere l’indifferenza e la protesta violenta.

Il dialogo rappresenta il ponte naturale fra le generazioni e culture diverse.

Nel Messaggio si legge:

«Le grandi sfide sociali e i processi di pacificazione non possono fare a meno del dialogo tra i custodi della memoria – gli anziani – e quelli che portano avanti la storia – i giovani –; e neanche della disponibilità di ognuno a fare spazio all’altro, a non pretendere di occupare tutta la scena perseguendo i propri interessi immediati come se non ci fossero passato e futuro.

La crisi globale che stiamo vivendo ci indica nell’incontro e nel dialogo fra le generazioni la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente «con rattoppi o soluzioni veloci»

E se ultimamente sono aumentate le spese militari – aggiunge Sua Santità- invece è diminuito il bilancio per l’istruzione e l’educazione.

Forse che le armi possano promuovere la cultura della pace più di quanto possano l’istruzione e l’educazione “in grado di generare speranza, ricchezza e progresso”?

Di certo le armi rispondono ad esigenze geo-politiche non al bisogno di pace e di una politica sostenibile.

Meno spese militari più investimenti nel patrimonio culturale formato da: cultura popolare, cultura universitaria, cultura giovanile, cultura artistica, cultura tecnologica, cultura economica, cultura della famiglia e dei media

Perciò è necessario siglare un “patto educativo globale” che includa tutte le istituzioni della società e promuova un modello culturale di pace e fratellanza umana e con l’ambiente.

Da qui la necessarietà del lavoro per costruire e veicolare la pace, diventando “luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello”, non sostituendo il lavoro umano con il progresso tecnologico, perché quest’ultimo deve invece contribuire ad assicurare dignità e realizzazione personale.

Se pensiamo che già nel 1967 San Paolo VI nella Lett. enc. Populorum progressio raccomandava a riflettere sulla formazione di una condizione più umana, allora si potrebbe temere che l’umanità sia diventata sorda al bisogno di aiuto, di ascolto, di compassione dell’altro.

San Paolo VI scriveva:

«Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor di più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori d’amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione.

In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane

Papa Francesco si rivolge a noi tutti, invitandoci ad essere “artigiani di pace”:

«[…] Cari fratelli e sorelle! Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro.

E assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e le loro famiglie.

Ai governanti e a quanti hanno responsabilità politiche e sociali, ai pastori e agli animatori delle comunità ecclesiali, come pure a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività. E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace.

E che sempre li preceda e li accompagni la benedizione del Dio della pace!»

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