Una sola storia, tanti percorsi esistenziali: rinasce la sartoria sociale S. Antonio


Anche oggi, nel quartiere un tempo chiamato Avignone, le macchine da cucire riprendono a lavorare.
Da una sola storia, che riporta alla sartoria voluta da Padre Annibale, rinasce la sartoria sociale in favore di tanti percorsi esistenziali.

Ad opera dei Figli di Padre Annibale, la Provvidenza divina è ancora fiaccola accesa, non soltanto alla Mensa del povero, tavola imbandita dal marzo 1881, ma anche con attività che conservano i dettami di Sant'Annibale sulla duplice funzione del lavoro: strumento ed insieme traguardo, sotto il segno della dignità e disciplina, dell'educazione civile e religiosa.

 

La sartoria sociale crea, cuce, ripara e ricicla tessuti.


Si realizzano abiti, tendaggi, accessori d’arredo, regalini e bomboniere con tessuti recuperati o donati dai benefattori. Se nell’antico quartiere giovani donne lavoravano in sartoria, al riparo da possibili ferite inflitte dalla miseria, oggi la sartoria è un luogo di formazione, creatività, condivisione, inclusione, auto-imprenditoriale e green economy.
Rappresenta anche una possibilità nuova per tante vite, perché il ri - uso dei tessuti simboleggia la ri - nascita di percorsi
esistenziali. Come il riciclo consegna una seconda vita ai tessuti messi da parte, così la sartoria sociale S. Antonio consente a chi vi lavora la possibilità di scoprire le proprie potenzialità e trovare, talora ri-trovare, il proprio percorso lavorativo.

L'idea della sartoria sociale nasce nella primavera 2020 dal progetto di Giovanna Reale e Anna Joppolo, condiviso con P. Adriano Inguscio, in piena pandemia da Covid- 19 anche per realizzare mascherine.

La sartoria sociale S. Antonio opera sotto il segno dell’etica, accoglienza e integrazione per donne e migranti, adulti e giovani, e chiunque voglia imparare un mestiere o semplicemente socializzare, partecipando alla produzione di manufatti originali e accessibili ai meno abbienti.  

SARTORIA SOCIALE DI S. ANTONIO


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