È stato un incontro fortuito l’origine della Casa Madre dei Rogazionisti, il cuore dell’Opera di Sant’Annibale.

Erano appena gli inizi del 1878, quando il giovane diacono Annibale, passando per un vicolo della città, si era imbattuto in un povero cieco, o almeno pareva tale, che chiedeva l’elemosina. Chinatosi, lasciò cadere il suo obolo nelle mani del poveretto e, a differenza di altre volte che, fatta la carità, continuava la sua strada, si fermò e gli chiese: “Dove abiti?”

“Alle case Avignone”, gli aveva risposto, mentre rigirava soddisfatto tra le dita la moneta ricevuta.

Le sai le cose di Dio?” gli domandò il giovane Annibale a bruciapelo.

E chi me le insegna”, era stata l’immediata risposta.

Dove sono queste case Avignone?”

Sollevando la mano, il povero cieco aveva indicato: “Là, verso la Zaèra.

Verrò a trovarti!” la decisa conclusione di Annibale.

 

Come tante città italiane ed europee di fine ottocento anche Messina aveva nelle periferie quartieri dormitorio, ghetti di gente povera e/o di malaffare. Uno di questi era presso il torrente Zaera. Il marchese Antonio Avignone vi aveva fatto edificare un agglomerato di casette, disposte in varie file, comunemente chiamato case Avignone che sfociavano nella via del Valore che, a sua volta, comunicava con via di Porta Imperiale.

Venivano affittate giornalmente alla povera gente per due o tre soldi, riscossi per conto del proprietario da una donna, chiamata Donna Anna.

Con il tempo era diventato il covo della poveraglia e della delinquenza della città: un pezzo di terra maledetta, come venne definito.

 

La prima preoccupazione erano i bambini lasciati a sé stessi, per loro prese in affitto una prima casetta dove vi organizzò l’insegnamento della dottrina cristiana.  Poi ne acquistò una seconda per arredarla stabilmente come cappella che inaugurò solennemente  il 19 marzo 1881. È noto il desiderio di P. Annibale che la cappella divenisse sacramentale e come preparò per alcuni anni “quella turba di poverelli” ad accogliere Gesù Eucaristia perché rimanesse con loro nel santo tabernacolo, eccitando tra di loro una trepida attesa. L’evento si realizzò il primo luglio 1886: in perpetua memoria istituì l’annuale festa cosiddetta del  1° luglio.

La faticosa ricerca di collaboratrici e collaboratori, iniziata fin dai primi tempi, rafforzò in lui una convinzione maturata ancora giovinetto e poi scoperta nel vangelo (Mt 9, 37-38; Lc 10, 2): la necessità e l’urgenza della preghiera per ottenere “buoni operai”. Questo è il carisma che, insieme alla carità, caratterizza nella Chiesa S. Annibale e le sue Congregazioni: le suore Figlie del Divino Zelo e i Rogazionisti, ambedue avviate proprio nel quartiere.