La Santa Pasqua oggi

Ucraina, la Basilica Antoniana c’è
13/03/2022
Elena
12/04/2022
Ucraina, la Basilica Antoniana c’è
13/03/2022
Elena
12/04/2022

«Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.» (Ebrei 13, 20-21)

Quale Pasqua di Resurrezione potremo celebrare oggi, in un presente martirizzato da guerre a scacchiera nel mondo, persino tra i confini europei memori degli errori e degli orrori nel Ventesimo Millennio?

A cosa serve il Giorno della Memoria se l’umanità ripete gli stessi eccidi, aggravando lo stato di bisogno in cui versa l’umanità?

Non dobbiamo pensare che la guerra sia combattuta soltanto in Ucraina e che il mondo ne possa partecipare non soltanto per la efferatezza delle immagini di persone prima vituperate e poi lasciate morire per strada o in fosse comuni, di profughi in cerca di una casa, di notizie vere e false che fanno il giro dei media e dei social network, fra cui TikTok preferito dai più giovani diventati bersagli facili in una società smarrita e depauperata del valore di avere come guida il Dio della pace.

L’imminenza della guerra che esplode a grappolo sulla popolazione ucraina non può non adombrare un’altra guerra silenziosa, purtroppo senza luogo preciso: la guerra ambientale in termini di emissioni nocive e sostanze cancerogene contenute negli esplosivi stessi.

I bombardamenti stanno causando in alcune zone l’abbassamento del terreno, cosicché sostanze chimiche attraversano il terreno e contaminano le risorse idriche dell’intera regione. Senza trascurare il rischio delle sostanze radioattive.

«Sul Calvario si scontrano due mentalità.

Nel Vangelo, infatti, le parole di Gesù crocifisso si contrappongono a quelle dei suoi crocifissori. Questi ripetono un ritornello: “Salva te stesso”.

Lo dicono i capi: «Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto» (Lc 23,35).

Lo ribadiscono i soldati: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (v. 37).

E infine, anche uno dei malfattori, che ha ascoltato, ripete il concetto:

«Non sei tu il Cristo? Salva te stesso!» (v. 39). 

 Così inizia Papa Francesco nell’Omelia della Domenica delle Palme.

Come salvare se stessi senza salvare gli altri?

Eppure oggi pare predominare il ritornello dei crocifissori, anziché la cultura del perdono, rinnovandosi il Calvario di Gesù nella povertà degli animi.

«Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.» (Prima lettera ai Corinzi, 15, 3-4)

La Pasqua, Pesach in ebraico, si riferisce alla liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana e l’inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa.

Oggi la Pasqua deve essere intesa come la liberazione dalle violenze che tornano a inchiodare Gesù alla Croce tutte le volte in cui una persona venga scartata, mandata al fronte di guerra, lasciata senza una casa, privata degli affetti, strappati al futuro.

Scriveva Padre Annibale al prof. Tommaso Cannizzaro che si professava ateo:

«Considero anzitutto che il massimo scopo di tutto ciò che fece, disse e patì Gesù Cristo Signor nostro fu l’eterna salvezza delle anime, e sudò sangue nell’orto pensando a quante anime si perdono per l’orgoglio e la sensualità; ed io mi sforzo, anzitutto per la salvezza eterna delle anime.

Tutti questo le dico, Professore carissimo, non per farmene un vanto, perché nulla io sono, ma per dimostrarle che l’amore del prossimo fino al sacrificio, non può sussistere senza l’amore verso Gesù Cristo Dio.

Parlo del sacrificio vero, umile, intimo, e non del fanatismo che non riesce ad altro che all’apparenza dell’amore del prossimo.»

Quest’anno il nostro prossimo in Ucraina come si preparerà alla Velikden, ovvero alla Pasqua, in ucraino “Grande Giorno”.

La festività ha la stessa origine delle altre tradizioni cristiane, ma segue le norme della religione e calendario ortodossi.

Quante case ucraine potranno essere decorate con rami di salice?

Quanti cestini di pasqua potranno essere riempiti di Paska, il dolce cilindrico con farina di grano e adornato in cima con glassa e decorazioni?

Quanti Krashanky e Pysanka, le uova dipinte a mano con disegni geometrici simbolici, potranno essere regalati in segno di prosperità e pace?

Di certo gli Ucraini rimasti nelle proprie case non ancora bombardate, nascosti nei bunker, oppure profughi, si augureranno con speranza “Kristos Voskres” – Cristo è risorto.

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