San Giuseppe, il padre nella tenerezza

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La rivoluzione della tenerezza

Prosegue le catechesi sulla figura di San Giuseppe, in occasione del 150.mo anniversario della dichiarazione del padre di Gesù quale patrono della Chiesa Universale.
Durante l’Udienza generale del 19 gennaio 2022, Papa Francesco ha sottolineato la vicinanza di Dio che ama sempre e “non si spaventa” per i peccati dell’uomo, non giudica ma ascolta, non respinge ma accoglie, non abbandona nelle difficoltà ma indica la via del “coraggio creativo”.
Nella Lettera Apostolica “Patris Corde”, redatta da Papa Francesco in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe, quale Patrono della Chiesa Universale, si legge:
«Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza

Ritrovare il Padre misericordioso     
Papa Francesco incentra la catechesi sulla figura di San Giuseppe, che seppe manifestare la vera forza passando attraverso le sue debolezze.
Forse che la tenerezza non significa essere ascoltati e presi per mano quando la miseria, non soltanto materiale, affanna il nostro cammino?

Afferma Papa Francesco:
«L’esperienza della tenerezza consiste nel vedere la potenza di Dio passare proprio attraverso ciò che ci rende più fragili.»

E aggiunge:
«C’è una grande tenerezza nell’esperienza dell’amore di Dio. Ed è bello pensare che il primo a trasmettere a Gesù questa realtà sia stato proprio Giuseppe. Infatti le cose di Dio ci giungono sempre attraverso la mediazione di esperienze umane.»

Come nella parabola del Padre misericordioso.
«Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15, vv. 31-32).
In questo modo il padre ha interrotto il figlio minore nel momento in cui confessava la sua colpa: «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio…» (v. 19).
Ma il padre invece si adopera a fare consegnare al figliol prodigo i segni della sua dignità: il vestito bello, l’anello, i calzari.

La parabola non tramanda l’immagine di un padre offeso, ma contento di riabbracciare il figlio perduto e ritrovato.
«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (v. 20).
Quanta tenerezza e misericordia risiede nell’abbraccio di un padre che perdona incondizionatamente.
La tenerezza consente di aprirsi alla riconciliazione e alla giustizia non repressiva ma riparatrice.

Infatti il pensiero del Pontefice è rivolto anche alle persone in carcere:
«[…] è giusto che chi ha sbagliato paghi per il proprio errore, ma è altrettanto più giusto che chi ha sbagliato possa redimersi dal proprio errore».
Ormai da due anni si paragona la pandemia ad una guerra per i disagi e i dolori causati.

Allora come non ricordare le parole di Padre Annibale rivolte a San Giuseppe, quando scoppiò la Prima guerra mondiale:
«E come chiameremo il tuo vergine Sposo San Giuseppe?
Se Gesù è il Divino Vincitore nella gran guerra contro l’inferno e contro il peccato, se tu sei la Divina Vincitrice, non sarà San Giuseppe il Gran Ministro del Dio degli Eserciti?»

Preghiera a San Giuseppe
San Giuseppe, padre nella tenerezza,
insegnaci ad accettare di essere amati proprio in ciò che in noi è più debole.
Fa’ che non mettiamo nessun impedimento
tra la nostra povertà e la grandezza dell’amore di Dio.
Suscita in noi il desiderio di accostarci al Sacramento della Riconciliazione,
per essere perdonati e anche resi capaci di amare con tenerezza
i nostri fratelli e le nostre sorelle nella loro povertà.
Sii vicino a coloro che hanno sbagliato e per questo ne pagano il prezzo;
aiutali a trovare, insieme alla giustizia, anche la tenerezza per poter ricominciare.
E insegna loro che il primo modo di ricominciare
è domandare sinceramente perdono, per sentire la carezza del Padre.
(Papa Francesco)

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